lunedì 17 agosto 2009

Come si dice "crisi" in dialetto?

E' davvero deprimente, assistere al teatrino avvilente delle banalità della Lega su inni e dialetti, a cui componenti del governo vanno dietro, dando loro ampio credito. Altro che "schiavi di Roma": qui si deve parlare di "schiavi di Bossi". Perché in pratica la situazione è questa: Berlusconi afferma a Ferragosto che "il governo ha una solida maggioranza e durerà altri quattro anni" e Bossi sembra rispondergli "Se lo voglio io...".
Il fatto però, è che in un periodo critico come questo, le priorità sono ben altre!
Si sta facendo una grande discussione su Nord e Sud, ma la crisi economica non fa differenze: la mappa delle aziende a rischio si sta espandendo sempre più su tutto il territorio.
Le previsioni per l'autunno sono da bollettino di guerra, con migliaia di fabbriche che non riapriranno i battenti (solo 2.000 qui in provincia di Varese) e con decine e decine di migliaia di lavoratori in Cassa integrazione o addirittura a casa.
La situazione sta ormai degenerando: gli operai ormai picchettano le fabbriche per impedirne la chiusura, arrivando a gesti estremi per evitare il licenziamento: arrampicandosi o sulle gru o sui ruderi del Colosseo (nella foto). In autunno, come sottolineato da Massimo Calearo (imprenditore e deputato PD), potremmo assistere a dei veri e propri assalti "alle gru"!
I dati positivi del Pil di Francia e Germania non devono trarre in inganno: noi rischiamo comunque di rimanere indietro, con i consumi sempre più in calo. I governi di Francia e Germania hanno investito più di noi per fronteggiare la crisi, ed ora i risultati si vedono.
E se sarà dura per le imprese, non va certo meglio, ovviamente, alle famiglie, che si ritrovano sempre più indebitate: una situazione anomala per il nostro Paese, che sul risparmio delle famiglie aveva da sempre basato la tenuta dell'economia.
E i nostri governanti che fanno? Prima molte promesse, ma poche misure efficaci, ed ora eccoli a disquisire e a fare polemiche su gabbie salariali, dialetto nelle scuole, partito del sud, inni e bandiere regionali.
L'ultimo DDL anticrisi non è assolutamente sufficiente, pur contenendo provvedimenti interessanti come la moratoria per la restituzione dei crediti alle aziende. Utile, senz'altro, ma che sarebbe stato meglio legiferare almeno 6 mesi fa: ora potrebbe essere anche troppo tardi.
Teniamo conto poi che molte aziende sono praticamente ferme da gennaio, con personale in cassa integrazione. Ciò significa che in caso di ripresa di ordini e consumi, la macchina industriale avrebbe comunque bisogno dei tempi necessari per rimettersi in moto.
Occorrono altre misure, di livello straordinario vista l'emergenza, per sostenere imprese e famiglie, e incentivi per creare posti di lavoro (e, ad esempio, la green-economy potrebbe essere una soluzione interessante).
Sappiamo che non è cosa facile, per via del nostro debito pubblico, ma ci auguriamo comunque un atto di responsabilità di questo governo anziché vederlo perdersi in inutili chiacchiere e promesse: perché l'impressione è che vivano in un'altra realtà e non abbiano assolutamente idea di ciò che stanno facendo. E a questo punto, dovesse continuare su questa strada, tanto vale che questo governo cada, azzerare tutto e ripartire da capo.