sabato 26 gennaio 2013

A monte del Montepaschi

Una girandola di voci sulla vicenda Montepaschi, che tirano in ballo PD, Monti, e perfino l'Imu.
Iniziamo da questa sequenza: Tremonti - Monti - Montepaschi. Rappresenta la linea di continuità del prestito dello Stato italiano verso la banca di Siena, che iniziò sotto il fallito governo Berlusconi-Lega nel 2009 con i Tremonti-bond, a cui dovette ricorrere il Mps -insieme ad altre banche- per fare fronte alla crisi e a speculazioni sbagliate (i famosi derivati). Vennero concessi 1,9 miliardi di euro. Poi, sotto il governo Monti, ecco altri 2 miliardi di euro (i Monti-bond) in prestito. Prestito, appunto, e non fondo perduto: quindi sono soldi che saranno restituiti con interessi (si parla del 9%). I soldi quindi erano già stati stanziati prima da Tremonti nel fondo "salva-banche", e le entrate dell'Imu, quindi, non sono state toccate per finanziare le banche (come qualcuno ha stupidamente affermato).
E il PD cosa c'entra (se c'entra)? Il PD c'entra nella Fondazione che controlla il Montepaschi, nel senso che buona parte dei membri eletti all'interno della Fondazione sono esponenti o espressione della politica locale. E negli ultimi 50 anni, Siena è stata feudo di una stessa parte politica (Pci, poi Ds e quindi PD). E qui bisognerebbe capire se è stata la politica che ha influenzato la banca o viceversa. Da qui a dire però che il Montepaschi è la banca del PD, ce ne corre: se non altro, ad esempio, per il semplice fatto che è stata la banca da cui Berlusconi ha attinto i primi finanziamenti per creare il suo impero, ed è ancora la banca prediletta per i suoi affari. Di certo, Montepaschi rappresentava la cassaforte di Siena (con investimenti dallo sport alla cultura, dal Palio all'università), e tutto è filato liscio fino a quando la banca si occupava del territorio: faceva perciò il suo mestiere. Le cose si sono complicate quando il management alla guida ha voluto allargarsi sul mercato, forse non avendone le competenze o forse (e questo lo appurerà la magistratura) cercando di lucrare con tangenti.
Con questo la politica (e il PD) non è che ne esce bene: è giusto che la politica stia fuori dalle banche (come ha detto giustamente Monti, salvo poi candidare nelle sue liste proprio un amministratore del Mps...), però dovrebbe comunque svolgere un ruolo di controllore (insieme agli organi preposti, tipo la Banca d'Italia, che nemmeno ci ha fatto una bella figura). Diciamo che il PD prima di pensare ai complotti esterni (che non è il caso), dovrebbe invece guardare al proprio interno, per valutare come i suoi esponenti locali a Siena si sono comportati e hanno gestito la situazione e ne sono magari corresponsabili. Bersani intanto avanza una proposta seria: affidare poteri commissariali agli attuali dirigenti del Mps che hanno portato alla luce le gravi mancanze di chi li ha preceduti.
Dopo di che, questa potrebbe essere l'occasione di fare chiarezza nel sistema bancario, dove appunto la politica dovrebbe contare di più nel fare rispettare le regole (come prima della privatizzazione delle banche, avvenuta all'inizio degli anni '90). Quanto alle banche, il consiglio è, oltre a dare credito economico a imprese e privati, di darlo anche, in termini di fiducia, al merito: ovvero, premiare e affidare la guida amministrativa degli istituti a manager che abbiano le competenze per farlo e che, soprattutto, siano onesti. E abbandonare, una volta per tutte, l'azzardo di speculare sui mercati finanziari: le banche non sono nate per questo. E a chi invece le speculazioni le sta facendo sul Montepaschi a livello elettorale, rispondiamo con queste parole: CrediEuroNord e Credito Fiorentino, derivati (che sono una delle principali cause del dissesto del Montepaschi) e scudo fiscale (che a quanto pare è servito per ripulire e riportare in Italia i miliardi della probabile tangente). Insomma, li #sbraniamo.