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lunedì 10 marzo 2014

Il braccio armato della legittima difesa

La Lega Nord ha presentato in Regione un progetto di legge regionale per istituire in Lombardia un fondo per aiutare i cittadini che finiscono a processo con l'accusa di eccesso di legittima difesa e pagare loro il patrocinio legale. Un provvedimento che però sarebbe esteso solo ai residenti da almeno 15 anni. Al di là della condivisione o meno della proposta (per dire, creare cittadini di serie A e B in relazione al requisito dei 15 anni di residenza è una vera idiozia), quello dell'autodifesa è un fenomeno sempre più dilagante, con un continuo incremento delle armi da fuoco per uso personale. E il problema è che oltre a quelli legati alla propria incolumità personale, il cittadino corre in effetti anche dei rischi penali, perché il confine tra la legittima difesa e l'accusa di omicidio volontario è piuttosto labile, come illustrano alcune tristi vicende. Ma anziché incentivare i cittadini ad difendersi da sé, garantendogli una difesa nei processi (che tra l'altro non serve certo ad evitare un'eventuale condanna e finire in prigione), la politica dovrebbe provvedere correggendo alcune mancanze che hanno generato l'attuale situazione. Se siamo a questo punto, infatti, è perché il cittadino si sente indifeso, e non a torto: politiche sbagliate fatte a puro scopo propagandistico (vedi il mandato di Maroni al ministero dell'Interno), con tagli alle forze dell'ordine, hanno creato delle zone scoperte sul territorio, a cui fa da riscontro un aumento della microcriminalità dovuto alla crisi e ad una giustizia macchinosa che finisce spesso con il favorire chi commette il reato.